La formazione orientata sul lavoro di gruppo

    La formazione orientata sul lavoro di gruppo

    Immagine1Corino U., Napoletano L., La formazione orientata sul lavoro di gruppo

    Franco Angeli, Milano, 1980  (5° edizione 1997).

     

    Dagli anni ’50 la formazione ha compiuto in Italia molto cammino, crescendo e acquistando spessore culturale in un processo che è stato rapido soprattutto negli anni più recenti, sotto la spinta fra l’altro anche dello sviluppo nel nostro paese dello studio della psicologia e della sociologia, tanto che si è creato spesso di fatto un gap tra le sue possibilità potenziali e i suoi impieghi reali.

    Sulla formazione è stato scritto molto; il tema è stato sviscerato dal punto di vista delle tecniche pedagogiche, dell’analisi psicologica dell’apprendimento o, ancora, come fatto organizzativo o per analizzare i tatticismi e le strategie istituzionali che vorrebbero imbrigliarla nei giochi di potere in atto. Chi si occupa di formazione non può non avvertire l’importanza di ognuno dei punti d’analisi e di ricerca citati, perché tutti, insieme, convergono nella situazione formativa concreta, dando un significato e una coloritura specifica a parole-simbolo, come allievo-maestro, imparare-insegnare, sapere, scienza, cultura, professionalità, ecc. e, comunque, da queste e con queste si deve uscire allo scoperto dal momento in cui il lavoro formativo diviene operativo e il formatore si trova implicato con i suoi interlocutori reali o immaginari: formandi, strutture organizzative, centri di potere, ideologie… Partendo da un’esperienza compiuta in un’impresa con circa 16.000 dipendenti a struttura territoriale decentrata, questo volume illustra quella che, sotto certi profili, può essere considerata una “via italiana” alla formazione: la formazione centrata sul gruppo di lavoro come strumento per attuare una strategia del cambiamento nelle organizzazioni e per una diversa gestione del conflitto industriale che assicuri un recupero del consenso non basato su pratiche manipolatorie ma su una “crescita” effettiva della totalità dei lavoratori. La trattazione è condotta con un linguaggio piano e divisa in tre parti. La prima affronta le domande di fondo: quale formazione e perché; con quali modalità attuare l’intervento formativo; come rilevare le esigenze formative. La seconda illustra i diversi metodi pedagogici, ad uso in particolare di quanti (dirigenti, quadri intermedi, tecnici), pur dovendo svolgere il ruolo di “docenti”, non hanno in questo campo una preparazione specifica. La terza, infine, è dedicata al ruolo del formatore nella conduzione dei gruppi di lavoro (quelli, cioè, in cui le persone sono quotidianamente insieme: squadre, équipes, ecc.).