Gruppoanalisi Soggettuale – Girolamo Lo Verso, Marie Di Blasi, Cortina Editore, 2011
Recensione a cura di Anna Ferraro
Quando mi è stato proposto di curare l’editing di Gruppoanalisi Soggettuale e io ho accettato, non immaginavo quanti spunti e quanti stimoli avrei ricevuto dall’attenta rilettura dei singoli contributi del volume. Infatti, per quanto il mio compito consistesse essenzialmente nel coordinare il gruppo degli scriventi da un canto, e nel confrontarmi con le richieste della casa editrice dall’altro, a poco a poco, esso si è trasformato nella preziosa opportunità di ripercorrere gli specifici contributi e gli sviluppi che, da oltre vent’anni, caratterizzano l’impegno teorico, clinico e anche empirico dei vari filoni della scuola italiana di gruppoanalisi.
L’attenta rilettura del lavoro mi ha permesso, inoltre, di cogliere un altro dato che, a mio avviso, traspare dal peculiare atteggiamento con cui vengono messe a tema le questioni affrontate nel volume: mi riferisco alla capacità d’interrogare a fondo i concetti e d’interrogarsi sulle urgenze che spingono all’indagine degli stessi. Alla capacità, cioè, non solo di assumere, rivisitare e proporre una prassi, ma di storicizzarne il senso, l’utilità, l’adeguatezza. Operazione, questa, che presuppone la capacità di guardarsi e di esplicitare i propri pre-giudizi nella heideggeriana consapevolezza ch’essi non solo rappresentano l’orizzonte della nostra capacità d’esperire, ma ne distendono e ne segnano il corso (sia clinicamente che in termini di studio e ricerca). Non è un caso, penso, allora, che questo volume si apra e si chiuda con due riflessioni che approfondiscono il tema dell’osservazione. Come se prima di tutto (e dopo tutto) occorresse fare attenzione a che cosa è possibile vedere oggi, stando qui, con questa pelle e questi occhi.
Poi, chissà, forse insistere sulla necessità epistemica di storicizzare la conoscenza, che a me sembra uno degli obiettivi formativi di questo volume, ha a che fare anche con la suggestiva coincidenza di aver letto Istambul, uno splendido romanzo di Orhan Pamuk, nello stesso periodo in cui svolgevo gran parte del lavoro di editing. In questo romanzo, infatti, l’autore racconta di sé e della sua città come se stesse parlando di “un’unica cosa”: descrive la malinconia di Istambul (dovuta alla caduta dell’impero Ottomano) e la sua stessa malinconia come un’atmosfera comune, come un paesaggio emotivo che si riflette uguale dentro e fuori l’autore.
Come elementi, potremmo dire, di un unico transpersonale sentire.
“Ciò che è fuori è dentro”, del resto, è una frase che il lettore incontrerà più volte nel corso di questo volume. Lo diceva Foulkes e lo dice anche Pamuk (sia pure con i modi tipici del romanziere) quando fa di Istambul il suo autoritratto, mettendo in evidenza come il “destino” di una città possa “ritrovarsi” nel “carattere” di una persona. E, aggiungerei, di una generazione.
Vorrei concludere, pertanto, questa mia breve nota riportando uno stralcio dal romanzo: “Coloro che si preoccupano di dare un significato alla vita si interrogano, almeno una volta, sul senso dello spazio e del tempo in cui sono nati. Che vuol dire la nostra nascita in quest’angolo di mondo, nella tal data? Questa famiglia, questo paese, questa città che ci sono stati donati quasi fossero usciti alla lotteria, che dobbiamo amare e che alla fine riusciamo ad amare, sono state scelte giuste? Qualche volta mi sento sfortunato a essere nato a Istambul, città logorata e decaduta, in preda alla miseria e alla tristezza rimasta sotto le rovine […] fra le ceneri di un impero crollato […] Il sentimento di tristezza in cui era immersa la città […] simile a quello che provavo io […] era qualcosa che mi spingeva a costruire un mondo di sogni, se non volevo farmi cogliere da un’ansia mortale” (Pamuk, 2006, pp. 7, 31).
Ebbene, un gruppoanalista tiene – deve tener – conto di tutto questo, quando studia, quando sta insieme a un paziente o a un gruppo. E se nel lavoro con i singoli pazienti, a volte, può essere meno evidente questa corrispondenza tra “dentro e fuori”, il lavoro con i gruppi ce la ricorda, la esplicita, la richiede.
Tutto questo, e non solo, rappresenta oggetto di riflessione e materiale del volume. Pertanto, invito il lettore a leggerlo con attenzione, perché in ogni capitolo è possibile trovare molti spunti, oltre che una grande consapevolezza rispetto alla lettura, e conseguentemente alla cura, della sofferenza.
QUARTA DI COPERTINA – LO VERSO, DI BLASI
Il volume offre un’articolata rassegna sullo sviluppo della teoria gruppoanalitica soggettuale ed evidenzia la necessità di rivisitare le teorie dinamiche, cliniche e terapeutiche in chiave relazionale; attraverso il dialogo con altre discipline (antropologia, sociologia, neuroscienze), approfondisce il confronto scientifico sulla relazionalità della vita psichica.
Ricco di apporti teorici e di riferimenti clinici, il testo è suddiviso in quattro parti. La prima sistematizza i fondamenti epistemologici della teoria gruppoanalitica, soffermandosi sul tema della costruzione relazionale del self e discutendo le più recenti evidenze scientifiche relative al problema dell’unità mente-corpo-relazione. La seconda parte affronta la dimensione della clinica e dell’intervento terapeutico, riportando esperienze che chiariscono la lettura relazionale della psicopatologia e le possibili strategie d’intervento, soffermandosi sull’approccio familiare e sul fallimento terapeutico. La terza e la quarta parte costituiscono, infine, interessanti piattaforme di discussione sul rapporto tra la clinica e l’antropologia da una parte e tra la clinica e la ricerca empirica dall’altra.
Ne risulta un testo che può essere di grande utilità per psicologi, psichiatri e operatori sociali che intendano acquisire basi teoriche e suggerimenti pratici per il lavoro con i gruppi e con le istituzioni.
AUTORI
Girolamo Lo Verso insegna Psicoterapia presso l’Università degli Studi di Palermo ed è Past President della Confederazione di organizzazioni italiane per la ricerca analitica sui gruppi (coirag) e della spr Italia – Society for Psychotherapy Research. Per le nostre edizioni ha curato, tra gli altri, La cura relazionale (con G. Lo Coco, 2006) e L’efficacia clinica della psicoterapia di gruppo (con G. Lo Coco, C. Prestano, 2008).
Marie Di Blasi è professore associato di Psicologia clinica presso l’Università degli Studi di Palermo, dove insegna Psicologia clinica dell’adolescenza e Dipendenze patologiche.
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